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“Il Coronavirus è legato al 5G? Vi spiego perché è una bufala”

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Articolo di Alessandro Ferro, Il Giornale

Il 5G non provoca alcuna diffusione del virus: sulla scia di Silvestri è anche il Prof. Massimo Clementi, Direttore al San Raffaele, al quale abbiamo chiesto un parere sul Covid e le onde elettromagnetiche, sulla forza attuale del virus ed a che punto è il vaccino

Il virus, da solo, non bastava: oltre alle congetture e dietrologie sulla creazione del Covid in laboratorio ed a tantissime fake news circolate in questi mesi, l’attenzione è rivolta adesso alle antenne 5G, “colpevoli” di aiutare la diffusione della pandemia.

“Pare che le menti eccelse secondo cui i vaccini sono pieni di metalli pesanti, il cancro si cura con l’urinoterapia, Elvis Presley è vivo (mentre Paul McCartney è morto, nel 1966, per essere precisi), ora si siano convinte che le torri 5G diffondono Sars-CoV-2”, ha affermato il virologo Guido Silvestri, docente negli Usa alla Emory University di Atlanta.

“Ogni preoccupazione che il mondo possa presto rimanere a corto di imbecilli sembra francamente infondata”, commenta tra il serio ed il faceto Silvestri sulla propria pagina Facebook all’interno di una rubrica che aggiorna quotidianamente dal titolo “Pillole di ottimismo”.

Su queste ed altre tematiche di attualità sul Covid-19 abbiamo intervistato in esclusiva il Prof. Massimo Clementi, Direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’ospedale San Raffaele di Milano.

Prof. Clementi, quanto c’è di vero sulla correlazione tra le onde elettromagnetiche del 5G ed il Covid?

“Così come ha detto Silvestri, zero. Anzi, forse meno di zero, perché se c’è una cosa di cui non si sente bisogno in questo momento, è proprio di queste notizie così false. Questa è totalmenta inventata”.

Come è nata e come ha fatto a diffondersi la diceria sul 5G?

“Non lo so. Allo stesso modo di chi dice che la Terra che è piatta…ormai si scrive di tutto su Internet ma questa è proprio una balla colossale. Non c’è un fondamento scientifico, di nessun tipo. Non esiste. Abbiamo già parecchi problemi perché stiamo combattendo contro un virus nuovo che ci ha dato da fare e da pensare”.

Cosa si sente di aggiungere al riguardo?

“La comunità scientifica ha dovuto fare un bello sforzo e c’è stato anche qualche dissidio scientifico tra le persone che si sono occupate del virus, come sempre avviene quando ci sono opinioni diverse e poi tutto si chiarisce. Non serve che ci siano notizie di questo tipo per confondere ancora di più la gente, chi ci rimette sono le persone che sono influenzate negativamente dall’avere questa massa di notizia, tra cui una come questa del tutto inventata”.

Insomma, anche il prof. Clementi smonta totalmente la balla delle onde 5G che aiuterebbero a diffondere il Covid-19 affermando che non è necessario distruggere i ripetitori (come ipotizzato da qualcuno) e tranquillizzando la gente sulle onde elettromagnetiche che non trasportano alcun tipo di virus. Se, quindi, la tecnologia non ha alcun ruolo sulla diffusione della pandemia a livello mondiale, il discorso si fa diverso quando si parla di smog ed inquinamento.

La maggiore diffusione del virus al Nord Italia ha una correlazione con l’inquinamento o non ci sono certezze?

“È stato ipotizzato e, tutto sommato, è un aspetto che ha una base scientifica: sono state viste alcune condizioni favorevoli. È chiaro che è difficile provarlo e, probabilmente, non è l’unico fattore. Come si sente dire spesso in questi giorni, il virus è circolato in Lombardia per molto tempo mascherandosi da influenza ed era in contemporanea all’epidemia influenzale stagionale che avveniva proprio in quei giorni”.

Cosa pensa delle parole del collega Crisanti, che al Messaggero ha affermato che “stiamo perdendo un’occasione” e che “qualcosa non sta funzionando”?

“Non ho capito a cosa si riferisce Crisanti che fino a ieri ha detto che il virus si era indebolito…se oggi si è convertito sulla via di Damasco mi fa piacere, noi lo diciamo già da un paio di mesi. Cos’altro ci sarebbe da fare? Dica cosa propone lui e perché non sta funzionando. Se il virus si è indebolito le cose vanno meglio. Nessuno dei nuovi infettati, che sono pochi, sta male: quelli che si infettano adesso sono quasi tutti casi asintomatici con una carica virale bassissima ed incapaci di infettare. Crisanti può stare tranquillo…”

Al San Raffaele avete una biobanca. È vero che tra i tamponi di marzo e maggio c’è una differenza abissale per quanto riguarda la carica virale di Covid?

“Glielo confermo in maniera assoluta: lo studio che abbiamo fatto sui tamponi era riferito a 100 campioni di marzo e 100 di maggio. Adesso l’abbiamo confermato totalmente in 1200 tamponi da marzo ad oggi, l’andamento è questo. Non è una cosa strana, trovo strano che ci sia ancora chi lo nega. Il Prof. Remuzzi al Corriere della Sera ha detto le stesse cose che diciamo noi”.

Quanto c’è di vero sugli asintomatici che adesso non contagiano, è una teoria?

“Non è una teoria, ci sono stati numerosi studi sugli asintomatici che hanno mostrato una carica virale bassa e che non infettano quasi mai, uno in particolare fatto in Corea del Sud. È confermato, è un altro tassello che va nella direzione che sosteniamo noi. Sono più che altro sorpreso che ci sia gente che lo nega ma sono sempre di meno”.

Ci sono evidenze scientifiche che dimostrano che il Covid potrà tornare più forte in autunno?

“Nessuno può prevederlo perché ci sono esempi sia dell’uno che dell’altro caso: alcune epidemie influenzali sono ritornate nell’autunno successivo mentre altre, come quella del 2009 che fu una pandemia, si attenuò subito: fu causata da un virus che inizialmente era stato definito ‘suino’ e circolò in estate generando grande paura in Messico. L’Organizzazione Mondiale della Sanità dichiarò lo stato di pandemia, si diffuse un po’ negli altri Paesi ma si attenuò subito. Adesso circola tra i nostri virus influenzali stagionali ma non ci dà nessun problema. Io non mi sento di sposare l’una o l’altra causa”.

Professore, parliamo del vaccino: è vero che per produrlo è necessario che il virus sia ancora forte oppure è una bufala come quella del 5G?

“Io direi di no. Per sperimentare il vaccino bisogna valutare due cose: che non faccia male, e lo si vede valutando i soggetti sani a cui viene inoculato e che protegga. Affiché ci sia la protezione, ci dev’essere una circolazione virale molto attiva. Adesso in Europa non c’è, al contrario del Sudamerica. Molti produttori di vaccino stanno pensando di localizzarsi in quei Paesi per la sperimentazione dell’efficacia”.

Quindi, cosa dobbiamo augurarci?

“Sul vaccino dobbiamo andare avanti: in altre due epidemie che abbiamo vissuto, ci siamo rammaricati per non aver sviluppato niente, nè vaccini nè farmaci durante la Sars e la Mers. Ci siamo cullati dello scampati pericolo e siamo stati contenti così. Invece, se avessimo prodotto qualche farmaco ed avessimo prodotto un vaccino, anche se poi toccava rimetterci le mani, ci saremmo trovati adesso con un po’ di lavoro fatto abbreviando i tempi di questa fase ed avuto qualche presidio in più”.

Oltre al vaccino, anche un farmaco potrebbe essere efficace?

“In realtà, esistono esempi in cui certe infezioni sono state controllate con i farmaci e non con i vaccini. Ad esempio, l’epatite C viene totalmente curata con dei farmaci, grazie ai quali il virus viene eliminato perché il vaccino non siamo riusciti a produrlo, non funziona. Lo stesso per l’Hiv, dove oggi si controlla l’infezione rendendola cronica ed a bassissima replicazione grazie ai farmaci. Esistono delle situazioni in cui si riesce ad avere un vaccino efficace. Qualora riuscissimo ad avere un vaccino per il Covid sarebbe un grosso vantaggio, ma se nel frattempo riuscissimo a sviluppare dei farmaci antivirali, sarebbero molto utili non soltanto in questa infezione ma in tutte le altre possibili epidemie da coronavirus che ci potranno essere in futuro. Avremmo un piccolo tesoretto nel cassetto”.

Il vaccino immunizzerà per sempre? Se così non fosse, non sarebbe meglio avere un farmaco efficace?

“Non lo sappiamo, anche perché non sappiamo quanto dura l’immunità nei confronti di questa infezione. Non si può parlare di cosa è meglio, la situazione ideale sarebbe avere tutto, vaccino e farmaco”.

Cosa dice a chi che ha paura di vaccinarsi?

“È chiaro che se il vaccino viene proposto per l’uso dell’uomo, viene fatto dopo una validazione accuratissima. Ce ne sono circa 80 in valutazione, poi saranno sei o sette quelli su cui si punterà. Ci vuole del tempo per valutare che sia sicuro, che non determini problemi e che sia efficace. Se questi studi avranno dimostrato sicurezza ed efficacia, il vaccino sarà in commercio”.

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