Skip to content

Lo stop al 5G in Italia fa inversione a U: calano i Comuni contrari

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn
Condividi su whatsapp
WhatsApp

Articolo di Luca Zorloni, Wired

A settembre battuta di arresto delle ordinanze contro le reti di quinta generazione. Crescono revoche e sospensioni dei tribunali. Ecco la mappa aggiornata.

Non succedeva da circa un anno. A settembre il fronte dei Comuni no 5G ha subito la prima, vera battuta d’arresto. Nessuna nuova ordinanza di blocco delle reti mobili di quinta generazione è stata emanata. Una situazione che si è verificata in precedenza solo a giugno del 2019, quando il movimento contro il 5G muoveva i primi passi. In compenso, per effetto del decreto Semplificazioni del governo, che dal 16 luglio vieta gli editti contro le antenne da parte di sindaci e consigli comunali, altri municipi fanno dietrofront. Di loro spontanea volontà, come Lendinara, provincia di Rovigo. Lo stop alle nuove reti di telecomunicazioni è durato quattro mesi appena. O per effetto di impugnazioni davanti al tribunale amministrativo regionale (Tar), come nel caso di Piazzola sul Brenta, nel Padovano.

Risultato: per la prima volta dall’inizio del censimento, Wired registra un calo del numero dei Comuni contro il 5G. All’ultimo aggiornamento, basato sull’incrocio dei dati dell’Alleanza italiana stop 5G (un’associazione che dal 2018 reclama una moratoria delle nuove antenne), atti ufficiali, articoli di stampa e, per la prima volta, sentenze, il fronte del no si attesta a quota 448. Detto altrimenti, 4,39 milioni di italiani vivono in località dove le nuove reti sono state vietate. Quasi un milione in meno rispetto al censimento dello scorso luglio.

Ai fini del calcolo, come sempre, si considerano gli atti che impongono un vero divieto, come ordinanze dei sindaci o delibere di giunta e del consiglio comunale. Sono escluse procedure più blande (come mozioni, ordini del giorno e indirizzi generici). I Comuni le cui ordinanze sono state revocate o sospese restano comunque visibili sulla mappa, per fornire un quadro più completo.

A fare la differenza è stata l’uscita di scena di due pesi massimi come Vicenza e Messina. Ma la continua erosione ai fianchi di un movimento che ha attecchito soprattutto nei piccoli borghi e si è diffuso spesso attraverso il passaparola tra vicini di casa, come nel Leccese, toglie terra alla propaganda no 5G. Al momento l’unico Comune in lizza per unirsi ai contrari è Piazza Armerina, provincia di Enna. A quanto apprende Wired dall’ufficio del segretario comunale, il sindaco Nino Cammarata è intervenuto con alcuni blocchi localizzati, ma un’ordinanza generalizzata non è stata approvata e il dibattito in consiglio comunale, programmato a settembre, è stato rinviato a data da destinarsi.

Il 5G finisce in tribunale
Il decreto Semplificazioni sembra sortire i suoi effetti. Se non direttamente, come a Lendinara, dove il sindaco Luigi Viaro è tornato sui suoi passi, attraverso i verdetti del Tar. Tocca alla giustizia amministrativa sforbiciare gli editti bandiera alla prima impugnazione da parte di una compagnia di telecomunicazioni. È il caso del Comune di Cadoneghe, Padova, trascinato in tribunale da Wind-Tre. A febbraio l’operatore invia la pratica per erigere un’antenna 5G in un’area privata in via Marconi. Ad aprile il sindaco Marco Schiesaro approva un’ordinanza che blocca le reti di quinta generazione. Il caso finisce al Tar di Venezia, dove si sarebbe protratto se, ad agosto, il Comune non avesse revocato lo stop. Senza più l’atto su cui battagliare, i giudici amministrativi chiudono la pratica. Stesso copione a Isola della Scala (Verona).

Il problema è che, rifilando la patata bollente ai Tar, la giustizia viene intasata dall’ennesimo blocco di matasse da sbrogliare. Diciotto chilometri più a nord di Cadoneghe, sempre Wind-Tre ha ottenuto dai giudici amministrativi veneti la sospensione dell’ordinanza no 5G emanata a giugno dal Comune di Piazzola sul Brenta. La causa, però, non è chiusa. Se ne riparla il 16 dicembre. È il Veneto il fronte della battaglia sulle reti del futuro. Pur essendo ancora la regione che conta il maggior numero di Comuni contro, il totale scende a 70. In Sicilia si attestano ora a 44. Le Marche passano a 58, vicino alla Puglia a quota 56.

Il picco delle ordinanze no-5G nel lockdown

La maggior parte degli atti di blocco delle antenne di nuova generazione si è concentrato tra i mesi di marzo, aprile e maggio (63,3% del totale), con una coda lunga a giugno, segno dell’influenza delle fake news sulle correlazioni tra 5G e coronavirus.

Una battaglia europea
L’Italia è ancora in una posizione di vantaggio nella corsa al 5G, avendo distribuito già tutte le frequenze. È al terzo posto per numero di test, dietro Spagna e Germania, stando all’ultimo rapporto trimestrale dell’Osservatorio europeo sul 5G, e sono quattordici le grandi città del Belpaese già raggiunte dalla quinta generazione di comunicazioni mobili (più 28 Comuni dell’hinterland milanese). La Francia, per esempio, ha chiuso solo il primo di ottobre l’asta per la fascia 3.4-3.8 gigahertz, già assegnata da due anni nel Belpaese.

Le nuove reti giocano un ruolo cruciale per la competitività di una nazione, dato che abiliteranno servizi che vanno dalla sensoristica diffusa all’industria 4.0, dalla telemedicina all’auto a guida autonoma. Un recente rapporto di Nokia, operatore del settore, calcola che nei prossimi dieci anni il 5G contribuirà ad arricchire il prodotto interno lordo mondiale di 8mila miliardi di dollari. E che di fatto tre aziende su quattro di quelle in cui lavorano i 1.628 manager intervistati fa delle reti future una priorità di investimento entro il 2025.

Secondo un sondaggio condotto da Ipsos per conto dell’Associazione europea degli operatori di telecomunicazioni (Etno) tra 7mila cittadini del vecchio continente, il 54% delle persone è a favore della nuova tecnologia, mentre un 36% si dichiara “neutrale”. Tuttavia, se si parla di affari, l’85% lo considera “importante per il business”. “I risultati indicano una chiara necessità di informazioni chiare e accurate sul 5G da parte dei governi. Si tratta di un’infrastruttura essenziale per uscire dalla recessione”, commenta il portavoce, Alessandro Groppelli. Tanto che al digitale la Commissione europea ha già detto di voler destinare almeno il 22% dei fondi del pacchetto Next generation Eu.

In Italia la propaganda no 5G ha preso piede attraverso quattro argomentazioni principali, tutte già smentite, ridimensionate o inquadrate da autorevoli fonti scientifiche (tra cui l’Istituto superiore di sanità). Come il tema del principio di precauzione, la cancerogenicità delle onde elettromagnetiche, pronunce di giurisprudenza sul rapporto tra telefoni cellulari e tumori e la questione dell’elettrosensibilità.

Il 5G viaggia su frequenze già utilizzate (alcune dalle televisioni) e l’Italia ha, tra l’altro, limiti elettromagnetici più bassi della media europea: 20 volt/metro (V/m), contro i 31 V/m del Belgio, i 47 V/m della Grecia e i 61 V/m delle linee guida della Commissione internazionale per la protezione delle radiazioni non ionizzanti (Icnirp), adottati in Spagna, Francia, Germania e Regno Unito.

Le regioni delle fronde no 5G
Il calcolo è basato sempre sul numero dei Comuni in cui sono state emesse ordinanze, delibere di giunta o di consiglio di espresso divieto. Nelle Regioni Marche e Toscana sono state approvate mozioni di studio della tecnologia.

Dati aggiornati al 15 ottobre 2020.

La sfida dell’auto
Bruxelles spinge sul 5G. Già in circa la metà dei 27 Stati membri sono stati lanciati i primi servizi commerciali e il miliardo complessivo investito sulle sperimentazioni è carburante per il rilancio industriale del continente. Tuttavia sul futuro di queste infrastruttura pesa il ritardo nelle aste delle frequenze (le assegnazioni sono sotto il 30%) e anche le tensioni internazionali sui fornitori di tecnologia, che vede contrapporsi al campione del settore, la cinese Huawei, Nokia ed Ericsson (quest’ultima si è rafforzata a settembre con l’acquisizione della statunitense Cradlepoint per 1,1 miliardi).

Una delle frontiere in sperimentazione riguarda la mobilità connessa o autonoma, che ha nel 5G il suo acceleratore. L’Unione europea ha rilasciato una strategia comune per test su strada, per non rimanere al palo di un mercato che nel 2025, a livello globale, si calcola raggiungerà i 200 miliardi di euro. L’Italia rientra già nel progetto 5G-Carmen sulla tratta Monaco-Bologna, con l’Autostrada del Brennero, Fca, la Fondazione Bruno Kessler e Tim, ma la strategia comunitaria punta ad arrivare molto più a sud, estendendo gli investimenti e i test fino a Roma, Napoli, Bari, Taranto, Catania e Palermo.

Potrebbe interessarti anche...

No comment yet, add your voice below!


Add a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *