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5G, in Italia percorso a ostacoli: norme al rallenty e sulla cybersecurity manca chiarezza

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Articolo di Mila Fiordalisi, CorCom

 

È quanto evidenzia I-Com nel report dedicato a fare il punto sullo stato di avanzamento della quinta generazione mobile. Europa al ralenti: solo 779 gli utenti connessi alle nuove reti ogni 100mila abitanti. Il sottosegretario Mirella Liuzzi: “Su Golden Power impensabili approcci diversi in Ue. Il Recovery Fund determinante per investimenti”.

Predisporre rapidamente e compiutamente un set di strumenti normativi in grado di creare un ecosistema improntato a quella chiarezza e certezza indispensabili ad assicurare uno sviluppo sicuro delle reti 5G”: questa secondo I-Com la priorità numero uno per l’Italia se non si vorrà rallentare la corsa della quinta generazione mobile. Due le esigenze, emerse in occasione della presentazione del rapporto “Il 5G per rilanciare l’Italia in sicurezza” (qui il report integrale): da un lato – evidenzia l’Istituto per la Competitività – bisognerà assicurare che la complessa procedura disegnata dalla legge sul perimetro di sicurezza nazionale cibernetica sia portata a compimento secondo tempistiche ragionevoli e dall’altro sarà indispensabile far sì che il mosaico normativo che si andrà man mano componendo con l’adozione dei diversi decreti e regolamenti si armonizzi con la vigente disciplina sul golden power per le reti 5G.

“È fondamentale completare al più presto, in Europa e in Italia, il quadro regolamentare entro il quale si andranno a sviluppare le reti 5G, per assicurare allo stesso momento gli obiettivi della sicurezza e della competitività senza sterili contrapposizioni, ma con il necessario spirito costruttivo da parte di tutti i soggetti interessati”, evidenzia il presidente Stefano da Empoli. “La realizzazione delle reti di quinta generazione, come certificato da numerosi studi di impatto, costituisce un’importante opportunità di sviluppo e crescita a livello planetario, grazie soprattutto alla capacità di abilitare applicazioni avanzate come, ad esempio, Internet delle cose, guida autonoma, telemedicina. Un’occasione che non può essere mancata soprattutto dopo l’emergenza determinata dalla diffusione del Covid-19 in cui è emersa ancora più fortemente l’irrinunciabilità di proseguire, e auspicabilmente velocizzare, il roll-out delle reti di nuova generazione”.

In merito alla questione del Golden Power 5G “è importante continuare ad avere un approccio comunitario. Stiamo lavorando con la Commissione europea per avere un’unica posizione. Non è pensabile avere una serie di posizioni differenti e quindi approcci diversi”, ha detto il sottosegretario al Mise Mirella Liuzzi intervenendo alla presentazione del report I-Com. E in quanto alla spinta agli investimenti “ci darà una grossissima mano il Recovery fund”. Determinante, secondo il Sottosegretario il ruolo dei territori attraverso la “promozione di uno sviluppo di servizi locali e di reti di servizi. Sullo sviluppo di servizi locali dobbiamo agire con politiche di investimento e con politiche di sviluppo mirate, come le case delle tecnologie emergenti. Abbiamo recentemente concluso il bando per le amministrazioni che hanno sviluppato una rete di 5G. Entro fine anno credo che saremo in grado di pubblicare la graduatoria delle case delle tecnologie”.

L’Europa arranca: solo 779 persone connesse al 5G
Il report I-Com fa il punto sullo stato di avanzamento dei lavori: in Europa solo 779 persone ogni 100.000 abitanti sono attualmente connesse in 5G. Un risultato – evidenzia il report – ben al di sotto degli altri Paesi avanzati nei quali si registra un numero ben più elevato di cittadini che utilizzano servizi di quinta generazione: a guidare la classifica è la Corea del Sud con 16.744 utenti ogni 100.000 abitanti, seguita dalla Cina con 12.790. Più indietro si collocano gli Stati Uniti che, insieme con l’Europa, si trovano nella seconda parte della graduatoria con poco più di 2.300 utilizzatori di servizi di nuova generazione. A fare peggio tra le aree considerate è il Giappone, che si posiziona all’ultimo posto con soli 190 utenti ogni 100.000 abitanti, anche per via dei ritardi nel lancio dei servizi 5G – avvenuto solo ad aprile 2020 – e della scarsa diffusione di informazioni da parte degli operatori mobili.

Investimenti in 5G, già in fumo miliardi di euro di “valore”
Riguardo agli investimenti già nel 2016 – ricorda I-Com – la Commissione Ue aveva stimato che la diffusione del 5G avrebbe determinato benefici economici, derivanti dai 4 principali settori (automotive, sanità, trasporti ed energia), per 141,7 miliardi di euro nel 2020. Tuttavia, a 4 anni di distanza, la quota di investimenti prevista – che nel caso dell’Italia ammontava a 6,8 miliardi di euro – è ancora lontana dall’essere raggiunta. Eppure i benefici economici erano stimati fino a 15,7 miliardi di euro e fino a 186.000 posti di lavoro.

Dai dati della Gsma emerge, inoltre, come più della metà delle infrastrutture di rete mobile del Vecchio continente sia 4G mentre una quota rilevante (il 14%) sia ancora rappresentata dalla connettività 2G. Un dato che, secondo gli analisti dell’istituto, dovrebbe far riflettere su almeno due urgenze: da una parte incoraggiare gli investimenti degli operatori e, dall’altra, ridurre al minimo gli impedimenti burocratici che rallentano il roll-out delle nuove reti. E Gsma stima che le reti 5G porteranno un contributo all’economia mondiale di circa 2,2 trilioni di dollari tra il 2024 e il 2034, una crescita trainata da utilities e manifattura (33%), servizi professionali e finanziari (30%), servizi pubblici (16%), Ict e commercio (14%). Per quanto riguarda le singole aree geografiche, le stime indicano che la crescita maggiore interesserà gli Stati Uniti (oltre 650 miliardi), seguiti da Europa (480 miliardi) e Cina (460 miliardi).

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