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“Il 5G non ha niente di oscuro e malvagio”

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Articolo di Alberto Monti Il Resto del Carlino

 

A chi fa male il 5G?

I segnali a radiofrequenza non sono in grado di ‘interferire’ col Dna e quindi non sono direttamente cancerogeni come, ad esempio, i raggi X. Studi epidemiologici (che si fanno dagli anni 40) non hanno mai evidenziato lo sviluppo di patologie in chi viene esposto a radiofrequenza. Se fino ad oggi non c’è evidenza che la radiofrequenza abbia effetti nocivi, allora il 5G non comporta nessuna variazione. Il 5G usa frequenze ampiamente utilizzate negli ultimi decenni, quello che cambia è il contenuto veicolato. Sostenere che sia più nocivo del 4G è come dire che la radiofrequenza che ci porta a casa Rete 4 sia più dannosa di quella che porta Rai 1. In realtà il progetto 5G non interessa il mezzo (frequenza), ma il come l’informazione viene trasportata. Si trasmettono più informazioni a parità di tempo.

Sono due gli aspetti fondamentali per identificare un sistema come appartenente al 5G: la larghezza di banda e il basso tempo di latenza. Facciamo l’esempio della macchina a guida autonoma. Quando ci avviciniamo al semaforo, la nostra automobile deve comunicare velocemente (tempo di latenza basso) con tutti gli altri sistemi (altre auto, il semaforo…). Il ritardo o la mancata comunicazione tra i diversi ‘oggetti’ potrebbe farmi passare con il rosso. Il 1G (Sistemi analogici) ha fatto parlare le persone, il 2G (GSM) ha fatto parlare e trasmettere brevi messaggi di testo, il 3G ha consentito di trasmettere brevi contenuti multimediali, il 4G ha consentito lo streaming multimediale, il 5G consentirà di mettere in comunicazione le ‘cose’. È il mondo dell’IoT (Internet of Things). Il 5G non è qualcosa di oscuro e malvagio, ma è semplicemente un progetto industriale.

*Ingegnere elettronico

 

 

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