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La corsa del 5G, Valle d’Aosta tra i primi territori per copertura

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Secondo EY la percentuale tocca il 98%, segue la Liguria con il 95% e il Piemonte a quota 92%
Servizi prevalentemente consumer: in ritardo le applicazioni per imprese e pubblica amministrazione

Una corsa quella del 5G, tecnologia abilitante per antonomasia, prima partita in sordina e ora in fase di accelerazione. Secondo l’ultimo report curato da EY (aggiornato ad aprile 2021) l’area del NordOvest, comprensiva della Lombardia, è quella con la minore copertura in Italia per il servizio 5G. Parliamo di percentuali comunque alte, a quota 89%, che riguardano la copertura relativamente alla popolazione e non al territorio. La Valle d’Aosta registra la copertura più estesa, al 98%, seguita dalla Liguria (95%) e poi dal Piemonte (92%). «La percentuale media di copertura, che non necessariamente indica la diffusione del servizio stesso – spiega Irene Pipola, partner di EY, Italy TMT Leader – è di fatto aumentata in maniera significativa nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. L’Italia è stata uno dei paesi pionieri in questa tecnologia, con gara e lancio dei servizi in tempi record, nel 2019, ma di fatto tutto è rimasto silente per almeno un anno. Poi tra 2020 e 2021 la copertura è cresciuta in maniera veloce, dal 10-15% a metà del 2020 fino a più del 90% a metà di quest’anno». Merito dell’accelerazione impressa dagli operatori del settore a cominciare dalla nuova rete 5G di WindTre.

In Piemonte

Per ora, si parla prevalentemente di servizi consumer mentre le applicazioni business e nel settore della pubblica amministrazione sono ancora indietro. E nonostante queste percentuali di copertura della popolazione, il tema del digital divide resta come conferma l’assessore all’Innovazione della Regione Piemonte Matteo Marnati. «Il problema attualmente è implementare la fibra ottica con banda larga, nelle aree montane siamo in ritardo di circa tre-quattro anni sulla tabella di marcia. Stiamo lavorando ad un piano B per mettere in campo bandi specifici per la copertura delle singole vallate piemontesi, facendo però leva sulla tecnologia Fwa, wireless, che potrebbe affiancare la fibra e adattarsi ad aree più complesse come quelle montane. Oggi questa possibilità però non è prevista nel bando nazionale sulla banda ultralarga. Come amministratori però vogliamo portare avanti la questione, faremo una alleanza con altre Regioni come il Veneto per portare avanti questa istanza presso la Conferenza Stato-Regioni e presso l’Agenzia per la trasformazione digitale».

Per garantire una «curvatura digitale» del territorio spiega Massimiliano Cipolletta, responsabile di Torino Wireless, «sono necessari tre parametri dal punto di vista tecnico: l’infrastruttura di trasporto dati, fibra e 5G, la capacità computazionale, che garantisce la possibilità di elaborare velocemente i dati, e infine la possibilità di stoccare e proteggere i dati come ad esempio i data center che Tim e Google hanno individuato a Settimo Torinese». Tre gambe necessarie, spiega Cipolletta, per «uno sviluppo digitale del territorio, che deve tenere in conto anche il tema della autonomia e della sovranità digitale, tanto a livello locale quanto soprattutto nazionale». Il tema del digital divide comunque rischia di pesare in prospettiva tanto nelle aree montane che nell’area metropolitana di Torino, un tema sensibile per un territorio che vanta molte aree industriali isolate rispetto alle aree più densamente abitate. Per questo le risorse del Pnrr potranno essere essenziali per compensare gli eventuali ritardi dei privati. «La diffusione della tecnologia 5G – aggiunge Cipolletta – può davvero portare dei vantaggi sia nella vita quotidiana dei cittadini, in termini di servizi, che dal punto di vista industriale, per accelerare i processi di digitalizzazione delle imprese e delle linee produttive. Il Pnrr sarà un acceleratore per lo sviluppo di servizi e di applicazioni, il digitale va visto come un ecosistema, come suggerisce Cola, a cui si devono rifare le politiche industriali e sociali del Paese».

In Liguria

Anche in Liguria il 5G è attualmente rivolto prevalentemente ai consumatori, nelle aree in cui è stato attivato, mentre per il resto del mercato è avviata soprattutto la sperimentazione. Ed è Genova ad aver messo in pista i progetti più avanzati, alcuni dei quali vedono in prima linea, tra i partner privati, Ericsson, con la sua sede sulla collina genovese degli Erzelli, ma anche Liguria Digitale, l’azienda regionale per la digitalizzazione e l’IIt, oltre naturalmente ai grandi operatori di telecomunicazioni.

Liguria Digitale, ad esempio, sta lavorando, insieme a Tim, al progetto pilota 5GSmartg, che punta a fornire soluzioni per la sicurezza delle infrastrutture stradali. L’obiettivo è di realizzare due categorie di use case in linea con le richieste dei bandi, in materia, emanati dal Mise. Il primo utilizzo sarà per l’attuazione sperimentale di sistema automatizzato di monitoraggio di manufatti stradali, in particolare muri e ponti, in grado di definire in tempo reale lo stato delle strutture; il secondo use case punta alla predisposizione, di una piattaforma di gestione della viabilità per visualizzare, in tempo reale, sulla rete stradale digitalizzata e sui veicoli connessi che percorrono le strade di Genova, dati provenienti dai sensori: ad esempio condizioni del manto stradale, intensità del traffico od ordinanze di regolazione della viabilità. Proprio a Genova ha sede, inoltre, uno degli Innovation garage di Ericsson: quello specializzato in latenza delle reti 5G. E non è un caso che proprio nel Great campus degli Erzelli la multinazionale abbia avviato la sperimentazione di servizi 5G per il controllo e il monitoraggio del territorio, con l’uso di droni e di veicoli rover, controllati da remoto, nell’ambito dell’accordo per il Digital lab 5G, siglato tra Regione, Comune di Genova, Liguria Digitale e Tim. Sempre il Comune di Genova ed Ericsson, ma stavolta insieme alla società Porto antico e a Fastweb e con la collaborazione di Leonardo e di Cnr Ispc, sono protagonisti di Genova 5G. Progetto che ha messo in campo, per il Porto antico, un servizio innovativo di videosorveglianza agli accessi dell’area pedonale e un sistema di monitoraggio ambientale per controllare la qualità dell’aria e gestire gli impianti di illuminazione; e, per il museo di Palazzo rosso, soluzioni di realtà virtuale indirizzate a valorizzarne il patrimonio culturale. Ericsson e l’Iit, infine, hanno siglato un’intesa per svolgere attività di ricerca sull’utilizzo della rete mobile 5G per applicazioni di robotica.

Articolo a cura di Raoul de Forcade e Filomena Greco, Il Sole 24 Ore

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