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5G, con i fondi Pnrr upgrade fino a 12mila stazioni radiobase

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Sono quelle che necessitano di backhauling in fibra stando a quanto emerso dalla mappatura effettuata da Infratel. Fra le iniziative finanziabili con i fondi europei anche gli use case verticali, ma i tempi sono molto stretti

Ammontano fra 10mila e 12mila le stazioni radiobase che necessitano di backhauling in fibra e che potrebbero dunque rientrare nella gara 5G a cui lavora il Governo nell’ambito dell’allocazione dei fondi del Pnrr. È quanto emerso in occasione dell’evento annuale del Quadrato della Radio andato in scena a Cernobbio nei giorni scorsi.

La mappatura effettuata da Infratel (gli operatori avevano tempo fino al 26 luglio per inviare tutta la documentazione) – e si tratta di un’assoluta prima europea – ha riguardato l’intero territorio nazionale con l’obiettivo di verificare quali aree sono già coperte da reti mobili 4G e 5G e soprattutto quali saranno coperte con la quinta generazione mobile sulla base dei piani degli operatori considerato il quinquennio 2021-2026, evidenziandone le caratteristiche anche in termini di backhauling delle stazioni radio base.

I dati della mappatura non sono ancora stati ufficialmente resi noti ma da quanto emerso alla convention di Cernobbio le stazioni “vetuste” sono comprese fra le 10mila e le 12mila unitàLa gara per il 5G vale circa 2 miliardi e sulla base delle direttive della Commissione europea potrà essere finanziata esclusivamente la parte passiva delle infrastrutture (stazioni radiobase, tralicci ecc) e non quindi quella attiva (le antenne) per la copertura “generica” del territorio nazionale. Nella partita rientra dunque a pieno titolo il backhauling considerato il “cappello” Vhcn, alias le reti a banda ultralarga ad altissima velocità. La mappatura 5G effettuata da Infratel per ora non è stata pubblicata e, stando a quanto risulta, l’obiettivo del ministro Vittorio Colao sarebbe di rendere noti i dati contestualmente alla presentazione del Piano Italia 5G che dovrà essere messo a consultazione e da presentare a Bruxelles.

Un’altra ipotesi su cui si potrebbe lavorare è quella degli use case 5G verticali, che rientrerebbero fra le iniziative finanziabili con i fondi del Pnrr poiché non di natura “generica”. Ma i tempi sono molto stretti considerato il ferreo cronoprogramma legato all’attribuzione dei fondi legata all’execution dei progetti.

Sempre in tema di 5G all’evento del Quadrato della Radio è emersa anche l’ipotesi di un dilazionamento del pagamento del 70% delle licenze radio in capo agli operatori aggiudicatari delle frequenze che ha scadenza giugno 2022. Si starebbe lavorando per tentare di dilazionare l’importo in 7 anni, ma al momento non c’è niente di concreto. E peraltro la questione potrebbe sollevare una serie di criticità in quanto le telco aggiudicatarie stanno procedendo con gli esborsi verso la scadenza di giugno in maniera differenziata.

Articolo a cura di Mila Fiordalisi, CORCOM

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