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Dalle tecnologie ai servizi: ecco come il 5G può aiutare le imprese

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La copertura della rete 5G in Italia ha raggiunto circa il 10% del territorio nazionale, concentrata finora innanzitutto nelle grandi città. E, dato che questa nuova tecnologia sta evolvendo in diverse fasi, è utile puntare da subito su progetti incrementali e progressivi. Le reti 5G industriali devono anche sviluppare i servizi collegati, per valorizzare tutte le opportunità che si aprono rispetto alle tecnologie precedenti.

“Bisogna lavorare in uno scenario evolutivo, procedendo secondo step progressivi”, come sottolinea anche Antonio Capone, responsabile scientifico dell’Osservatorio 5G and Beyond del Politecnico di Milano, presentando nella sede in zona Bovisa il Report annuale sul settore.

Ma un fattore che sta rallentando l’adozione del 5G da parte delle imprese sta nel fatto che in molti ancora guardano solo e semplicemente agli attuali elementi di costo, “mentre bisogna guardare ai potenziali benefici in un’ottica più ampia e in prospettiva”, fa notare Capone. “Occorre un cambio di prospettiva da parte dell’utente finale”.

Il 5G è un mercato ancora agli inizi, con una filiera in costruzione, ma nell’ultimo anno sono stati fatti importanti passi avanti. Nel mondo business, sono emersi i primi casi d’uso con imprese e pubbliche amministrazioni: al momento se ne contano una decina sul territorio nazionale, tra progetti commerciali, iniziative sviluppate grazie a finanziamenti europei o co-investimenti con le Telco.

Le applicazioni riguardano diversi ambiti, innanzitutto nel campo dell’Automotive, come smart e connected vehicle, autonomous vehicle e smart road, sicurezza applicata alla guida e ai trasporti, remote monitoring. Un numero ancora limitato di applicazioni operative sul campo, come negli altri Paesi europei, del resto, ma con benefici già concreti, come la riduzione dei costi di alcuni processi, l’aumento della produttività e la riduzione delle emissioni inquinanti.

Fino al 2020 l’attenzione del mercato era concentrata sulle sperimentazioni per testare l’efficacia della tecnologia, mentre ora il focus è sull’identificazione di esigenze concrete che già oggi possono essere soddisfatte con l’attuale livello di sviluppo delle reti 5G. Queste soluzioni consentono di ottenere già dei primi benefici e potranno poi evolvere per valorizzare le caratteristiche della nuova infrastruttura di rete, che consentiranno di ‘fare un salto di qualità’ nei servizi offerti e nei risultati ottenibili.

Alla presentazione del Report sul 5G è intervenuto con un video-messaggio anche il ministro per l’Innovazione tecnologica e la transazione digitale, Vittorio Colao, che rimarca: “con il Piano Italia 5G, che prevede fondi per poco più di 2 miliardi di euro, è la prima volta che si interviene con risorse pubbliche nello sviluppo di reti mobili, in particolare per favorirne la realizzazione anche nelle aree non profittevoli e più svantaggiate”.

5G: è il momento di investire

I prossimi sei mesi saranno essenziali per porre le basi dello sviluppo tecnologico per il 5G in Italia nei prossimi 4 anni. “Entro pochi giorni pubblicheremo la nostra proposta di intervento a consultazione pubblica”, anticipa Colao, “raccoglieremo le varie osservazioni da parte degli operatori coinvolti, e poi ci sarà la notifica alla Commissione Ue. Il passo successivo sarà quello di indire le gare d’appalto, che vanno aggiudicate entro giugno 2022, quindi con tempi serrati, per realizzare quanto necessario entro fine 2026”, secondo i piani del governo, anche se il termine previsto per la copertura 5G indicato dall’Unione europea ai Paesi membri è il 2030.

Il settore pubblico contribuirà quindi a realizzare e completare il grande puzzle del 5G in Italia, “ma tutti gli operatori privati devono fare la loro parte, ad esempio con lo sviluppo dei servizi e delle applicazioni, attraverso una vera partnership tra pubblico e privato”, fa notare il ministro per l’Innovazione tecnologica e la transazione digitale.

In pratica, come sottolinea anche il titolo del convegno milanese: ‘5G: è il momento di investire’. La sfida tecnologica del 5G “si gioca nella capacità di unificare la connettività a livello locale della singola fabbrica e distretto produttivo con quella nazionale e globale”, rileva il responsabile scientifico dell’Osservatorio 5G and Beyond.

Quindi l’esistenza di grandi reti pubbliche ad ampia copertura e dalle alte prestazioni “è condizione fondamentale perché la rivoluzione del 5G si possa compiere”, fa notare Capone: “per averle servono grandi investimenti che possono sostenersi in larga misura sulla base dei numeri del mercato consumer che non è il palcoscenico su cui ci aspettiamo di vedere grandi novità dal 5G, ma dalla cui salute dipende l’esistenza dell’infrastruttura comune. E proprio perché l’infrastruttura comune è condizione necessaria, dove il mercato non arriva a rendere profittevole l’investimento sarà importante il buon utilizzo dei fondi pubblici”.

Le tecnologie collegate al 5G e la loro evoluzione

Sono tre le novità architetturali di grande prospettiva che spingeranno lo sviluppo del 5G. Le tecnologie radio a onde millimetriche (mmWave), che, combinate con le tecnologie FWA, permettono di raggiungere le prestazioni della fibra, come picco di downlink e uplink. Ma anche le soluzioni di Multi-access Edge Cloud (MEC), che consentono di trasformare la rete in una piattaforma di calcolo (quindi non solo connettività), e di avvicinare la distanza tra terminali e server delle applicazioni per ridurre la latenza.

Le soluzioni MEC richiedono forti investimenti da parte degli operatori e, a oggi, non c’è una richiesta così forte, perciò attualmente sono legate principalmente allo sviluppo di progetti di reti 5G dedicate a siti e distretti industriali. Le soluzioni Open RAN (Radio Access Network) sono invece “un’architettura che sfrutta la disaggregazione della rete di accesso radio in componenti separate, e la possibilità di trasformare la maggior parte di esse in applicazioni software su un hardware generale”, spiega Stefano Cantarelli, Executive vice president di Mavenir.

Si tratta di tecnologie che “apriranno a nuove relazioni tra i produttori di apparati e componenti di rete, e alla possibilità di implementazioni multi-fornitore”. E Cantarelli rileva: “quando c’è più concorrenza l’innovazione procede più velocemente, altrimenti gli operatori si ‘siedono’ se non sono sufficientemente motivati loro per primi a innovare e a cambiare”.

La nuova catena del valore per il 5G

L’arrivo delle reti 5G sta modificando la filiera tradizionale delle Telecomunicazioni mobili per lo sviluppo di progetti B2B. Le nuove reti richiederanno nuovi ecosistemi con una collaborazione tra aziende TLC e altre realtà, anche di settori differenti, come i cloud provider o i fornitori di servizi di cybersecurity.

“La sicurezza rappresenta un elemento chiave di queste evoluzione”, rileva Sabrina Baggioni, 5G Program director di Vodafone Business Italia, “le soluzioni per mettere in sicurezza il 5G ci sono già tutte, e gli operatori TLC hanno un ruolo essenziale per garantire sicurezza”, mentre da parte dell’utente finale “deve ancora maturare un’adeguata consapevolezza del problema”.

Questi ultimi dodici mesi “hanno messo ancora più in luce la dicotomia che esiste tra la chiarezza dei bisogni e delle prestazioni attese dal 5G e, per contro, la portata degli investimenti, la complessità della catena del valore da creare e la necessità di avere aziende utenti mature sul digitale per valorizzare appieno la nuova rete”, sottolinea Giovanni Miragliotta, responsabile scientifico dell’Osservatorio sul 5G.

Secondo Christian Mazzucco, Head of wireless team presso il centro ricerche milanese (con base a Segrate) di Huawei, “una delle sfide da affrontare è quella di portare le possibilità del 5G su scale di grandezza maggiori e a costi paragonabili a quelli delle tecnologie precedenti”, mentre sarà importante anche “accorciare le tempistiche con cui si forniscono nuovi servizi alle aziende, che devono passare dagli attuali 12 o anche 24 mesi fino ad arrivare a poche settimane”, rimarca ancora l’Executive vice president di Mavenir.

Con lo sviluppo delle reti 5G c’è anche da considerare l’impatto ambientale e in termini di carbonizzazione dell’aria, per questo, come rileva Alessandro Puglia, direttore dell’area Future of techology di Capgemini in Italia, occorre “dare importanza e il giusto rilievo alla ‘Sustainability by design’, quando andiamo a ideare e progettare nuove reti e sistemi”, in modo che l’impatto ambientale “sia considerato e limitato il più possibile fin dalle fasi progettuali degli operatori coinvolti”.

Il 5G apre nuovi spazi di mercato anche per le startup

In questo scenario in grande fermento, “è molto interessante anche il coinvolgimento delle startup, per perseguire al meglio l’obiettivo di sviluppare servizi innovativi, introducendo un punto di vista e un know-how nuovo”, sottolinea Ivano Asaro, direttore dell’Osservatorio 5G and Beyond. Il 5G “apre nuovi spazi di mercato, a nuovi attori e protagonisti, per questo le startup sono interessate a svilupparsi nel settore”, rileva Matteo Valoriani, Ceo di FifthIngenium.

L’Osservatorio ha censito 98 startup internazionali 5G finanziate tra il 2016 e il 2020, per un totale di 2,2 miliardi di dollari di investimenti raccolti, pari a un finanziamento medio di 26 milioni di dollari. Le principali tecnologie 5G sfruttate sono l’Edge computing (21% delle startup), seguito dall’URLLC (9%), ma buono l’interesse anche per l’Open RAN. Tra le tecnologie ancillari, la più esplorata è l’Artificial intelligence (30% dei casi) per offrire servizi alle aziende clienti e l’ottimizzazione della gestione della rete, e l’IoT (28%).

Cresce la conoscenza del 5G nelle aziende italiane

È cresciuta la conoscenza delle caratteristiche del 5G da parte delle aziende end user, le potenziali utilizzatrici di questa tecnologia: il 30% ha un livello di conoscenza almeno buono, contro il 24% del 2020, e soltanto il 27% non la conosce affatto (era il 48% lo scorso anno).

Le imprese dimostrano anche una maggiore consapevolezza delle opportunità offerte dal 5G, con il 34% che lo valuta positivamente e si sta attivando per capire come sfruttarlo (14 punti in più del 2020), e il 30% che ha avviato progetti o iniziative pilota nell’ambito o di volerlo fare nel prossimo anno. Anche le imprese della filiera ICT si stanno muovendo: il 43% ha attivato o intende attivare progetti 5G nei prossimi 12 mesi. Ora è il momento di sfruttare l’esperienza dei primi casi e la maggiore maturità delle imprese per investire e far crescere un mercato ancora immaturo ma con grandi opportunità da cogliere.

Articolo a cura di Stefano Casini, Innovation Post

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